11 luglio : S.BENEDETTO ABATE . PATRONO d'Europa
Oggi festa di S.Benedetto. Nella sua regola scrive : "Non anteporre nulla all'amore di Cristo" (RB 4,21). È il motto di S.Benedetto, che ricorda a tutti noi che l'amore non può mai essere generico. Questo concetto è ciò che conferisce umorismo al classico fumetto dei Peanuts in cui Linus dice a Lucy: "Io amo l'umanità. È la gente che non sopporto!!".
Non preferire nulla all'amore di Cristo può riferirsi al nostro amore per Cristo o al suo amore per noi. Probabilmente si riferisce ad entrambi. Ma, per ora, facciamo una scelta. San Giovanni, che ne sa molto dell'amore, umano e divino....Per me, dice san Paolo: "Cristo mi ha amato e ha consegnato sé stesso per me”, nel senso che ha dato la sua vita, facendomi suo amico (Cfr. Gal 2,20; Gv 15,13-14). Si avverte la meraviglia di Paolo nelle sue parole: "Cristo mi ha amato". Questo è ciò che Benedetto intende in primo luogo quando dice: "non preferire nulla all'amore di Cristo", cioè al fatto che Cristo ti ama.
Per molti di noi non si tratta di preferire, ma di credere. Cristo può davvero amarmi? Qualcuno può amarmi? Amo me stesso? Non è tanto il preferire, ma l’accettare questo fatto sbalorditivo che Qualcuno mi ama.
Ma questo amore di Qualcuno per noi è davvero fondamentale ?. Almeno alcuni medici dell'anima dicono che non c'è negli esseri umani alcun innato amore di sé. Un sano amore di sé è l'unico atteggiamento partendo dal quale possiamo davvero amare gli altri e quindi smettere di essere egoisti ed egocentrici; ma un sano amore di sé non fa parte dei nostri geni. Dobbiamo apprenderlo. Dobbiamo acquisirlo. Altrimenti il grande comandamento di amare il prossimo tuo come ami te stesso sarebbe impossibile ed il tentativo di adempierlo diventerebbe un dovere puramente fastidioso e noioso. L'amore di Dio non mi libera dal lavorare su me stesso; mi permette di fare quel lavoro....Guai a noi pensare che siccome Dio ci ama..."sono a posto cosi"..... La difficoltà non sta nel fatto che "Io sono fatto così", ma consiste nel difficile processo di crescita. Lavorare su noi stessi....forse questo combattimento lo abbiamo abbandonato.....Il pericolo è questo : se non lavoro su di me...si realizza la esclamazione di Linus - " Amo l'umanità, ma è la gente , cioè i fratelli , che non amo".
Nella sua Teologia mistica, Dionigi l’Areopagita ha usato l'immagine di uno scultore che, "modella una statua bella di per sé, elimina da essa tutti gli impedimenti che potrebbero sovrapporsi alla pura visione della sua nascosta bellezza ed è in grado di mostrare in tutta la sua purezza questa bellezza occulta solo grazie a questo processo di eliminazione".....vedi
Prologo della Regola, 2: "..in modo che tu possa tornare attraverso la solerzia dell'obbedienza a Colui dal quale ti sei allontanato per l'ignavia della disobbedienza".
Come per l'obbedienza di Cristo tutta l'umanita' ritorno' a Dio da cui l'aveva staccata la disobbedienza di Adamo (Rom.5,18-19), cosi' tutta la perfezione cristiana, e quindi anche quella monastica, -dicesi vita fraterna- che e' un voler vivere piu' radicalmente il proprio battesimo, viene concepita come un ritorno a Dio, da cui ci aveva allontanato il peccato; vedi la parabola del "figliol prodigo" (Lc 15,11-32). Dio è lo scultore. Dio è anche martello e scalpello. Se amo veramente me stesso, ho bisogno di stare fermo sotto i colpi, stare fermo per andare avanti.
Io voglio cambiare per diventare quello che Dio desidera che io diventi ?...E voglio lo stesso per i miei fratelli ?
Nulla anteponiamo all'amore di Cristo...
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