Ignazio, secondo successore di S.Pietro quale vescovo di Antiochia in Siria, durante una persecuzione contro i cristiani fu arrestato e condotto a Roma dove subì il martirio durante l’impero di Traiano (tra il 98 e il 117 d. C.). Scrisse alla chiesa di Roma, invitandola a non intervenire in suo favore presso le autorità imperiali, e a Policarpo, vescovo di Smirne, che accoglierà la sua eredità spirituale e che, alcuni decenni più tardi, lo seguirà nella testimonianza del martirio.
Polemizzò contro cristiani di tendenza doceta (dal verbo greco dokeîn, che significa “apparire”, “sembrare”), i quali negavano la realtà dell’incarnazione e della passione Gesù Cristo e affermavano che Gesù patì solo in apparenza. Contro tendenze docete aveva già polemizzato l’apostolo Giovanni nelle sue lettere. Vanificare il mistero dell’incarnazione, affermando che Gesù Cristo non è diventato veramente uomo, porta come conseguenza la vanificazione anche del corpo di Cristo, la sua chiesa; ciò si traduce per i cristiani delle chiese di Tralle e di Smirne nello stare lontani dall’eucaristia comunitaria e nel venir meno alla carità. Se Cristo non si è fatto veramente uomo, come posso riconoscere la sua presenza negli uomini? A questi doceti, osserva Ignazio, “non importa dell’amore, né della vedova, né dell’orfano, né dell’afflitto, né di colui che è in catene o che è stato liberato, né di colui che ha fame e che ha sete! Si tengono lontani dall’eucaristia e dalla preghiera, perché non confessano che l’eucaristia è carne del Salvatore nostro Gesù Cristo” .
Lo smarrimento in cui versa la comunità cristiana provata, oltre che dalle persecuzioni, da questi dissidi interni, spinge Ignazio, che si definisce “uomo stabilito per l’unità” (Ai filadelfesi 8) a esortare vivamente i fedeli restare uniti al loro vescovo, ai presbiteri, ai diaconi. Le lettere di Ignazio costituiscono la prima testimonianza dell’esistenza di un episcopato monarchico (un solo vescovo); come c’è un solo Dio, si dice, così un solo vescovo immagine del Padre, al quale i fedeli devono obbedire come Cristo ha obbedito al Padre. Tale unità dei credenti si rende visibile nell’amore fraterno, nella celebrazione di un’unica eucaristia, nell’agire in piena concordia con i vescovi, i presbiteri, i diaconi. “Preoccupati dell’unità cui nulla è preferibile. Porta tutti, come il Signore porta te; sopporta tutti nell’amore , come già fai”, scrive Ignazio a Policarpo, vescovo di Smirne” (A Policarpo 1,2). Il vescovo deve vegliare sul gregge che gli è affidato, servire i fratelli, servire la comunione e viverla lui per primo.
(Lisa Cremaschi).
“Faticate insieme, gli uni con gli altri, lottate insieme, correte insieme, patite insieme, addormentatevi insieme, alzatevi insieme, come amministratori di Dio, aiutanti e servi” (A Policarpo 6,1) .
Sant'Ignazio ci insegna a vivere l'unità che si realizza con Gesù Cristo e si "vede", se è autentica, nella comunione tra noi....
Noi quanto fatichiamo con gli altri...quanto soffriamo con gli altri per costruire, quanto sta dentro me questa verità ??..
Credo anche, che il cristiano non vive solo, non vive il suo modo di essere credente appartato in una nicchia.
Anche se tutto ciò possa essere importante, non possiamo vivere la fede chiusi in una sorta di "sgabuzzino".....
Non penso che il Signore abbia messo ognuno di noi a vivere una sorta di "distacco" verso chi non pratica la nostra realtà. Anzi se la nostra vita cristiana non è di comunione , se non va incontro anche alle realtà più deboli più povere, più lontane da Cristo, serve a poco.
Ignazio colora la parola Amore, Carità, Unità , nei gesti concreti di comunione verso tutti, ci ricorda che : Tale "unità dei credenti si rende visibile nell’amore fraterno, nella celebrazione di un’unica eucaristia, nell’agire in piena concordia con i vescovi, i presbiteri , i diaconi.
Due domande ci aiutano a riflettere:
Quanto cerco questa unità, e come ci "sto" nella Chiesa ?.
Cari saluti,
don Fa.
TOTUS TUUS
venerdì 7 luglio 2017
..."UNITI A TE...& TRA NOI..."
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