TOTUS TUUS

giovedì 20 luglio 2017

..." TIENI IL TUO SPIRITO AGLI INFERI E NON DISPERARE ...”

SILVANO DEL MONTE ATHOS

Nasce in Russia in una famiglia di contadini nel 1866; a ventisei anni giunge al monte Athos. Dopo gli anni di noviziato in cui lavora al mulino del monastero russo, vive per un certo tempo in un possedimento del monastero fuori dell’Athos, dove i monaci coltivavano il grano per le loro necessità; richiamato in patria come riservista durante la guerra russo-nipponica (1904-1905), al suo ritorno, dopo un tempo di vita ritirata, ricopre il delicato incarico di economo del monastero con oltre duecento persone alle proprie dipendenze. Muore il 24 settembre 1938. Non vi è nessun evento degno di nota nella vicenda esteriore della sua vita.
Sono vecchio e aspetto la morte. Scrivo la verità per amore degli uomini. È per loro che la mia anima si affligge. Se anche una sola anima si salvasse, ringrazierei Dio per questo; ma il mio cuore soffre per tutto il mondo. Prego e verso lacrime per il mondo intero, affinché tutti si pentano e conoscano Dio, vivano nell’amore e godano della libertà in Dio ” (Nostalgia di Dio, p. 106).             Così Silvano del Monte Athos spiega i motivi che l’hanno spinto a stendere il suo diario spirituale, brevi note in uno stile semplice e spoglio, in cui narra la misericordia di Dio, padre delle compassioni (cf. 2Cor 1,3).
A ventisei anni Silvano entra nel monastero di San Pantaleimon all’Athos. Nei primi anni di formazione conosce tempi di gioia e di consolazione spirituale a cui si alternano momenti di tentazione e di tenebra. Inizia la lotta contro i pensieri che tentano di distoglierlo dalla sua vocazione. Si accorge di essere oggetto di tentazione da parte del Divisore, Silvano raddoppia le sue ascesi, ma non trova alcuna consolazione. Si dispera; una sera, oppresso dall’angoscia, pensa: "Dov’è Dio? Dov’è quel Dio per il quale ha lasciato tutto? Dov’è quel Dio, che in giorni di grazia gli ha fatto intravedere qualcosa della pace e della gioia del Regno? Perché non risponde e tace?
Una notte, mentre è in preghiera, Silvano comprende qual è la via per la quale il Signore vuole condurlo a sé. Invoca il Signore: “ Signore, tu vedi che ti voglio pregare con spirito puro, ma i demoni me lo impediscono. Dimmi, che cosa devo fare perché se ne vadano via da me?’. E nel mio intimo sentii la risposta del Signore: ‘Gli orgogliosi soffrono sempre così a causa dei demoni’. Dissi: ‘Signore, tu sei compassionevole, la mia anima ti conosce; dimmi che cosa devo fare perché la mia anima si umili ?’. E il Signore dentro di me rispose: ‘Tieni il tuo spirito agli inferi e non disperare’ ” (Nostalgia, p. 202).
Ripreso da L. Cremaschi.
Che cosa significano queste parole? “Tieni il tuo spirito agli inferi”  non nella disperazione che nasce dalla contemplazione narcisistica dei propri abissi di miseria, ma nella speranza, nella fiducia nella misericordia di Dio che non si arrende neppure davanti agli inferi. “Ricorda e temi
due pensieri. Uno dice: ‘Sei un santo’; l’altro: ‘Non ti salverai’. Entrambi vengono dal nemico e in essi non c’è verità. Piuttosto pensa: ‘Io sono un grande peccatore, ma il Signore misericordioso ama molto gli uomini e perdonerà anche a me i miei peccati’. Credi questo e così avverrà: il Signore ti perdonerà. Ma non riporre fiducia nella tua ascesi, anche se ne hai compiuta molta’” (Nostalgia, p. 213). E allora il pianto sul proprio peccato è trasfigurato dalla misericordia del Signore nella “gioia della salvezza” (Sal 51,14), nella “radiosa tristezza” di cui parla la tradizione spirituale orientale. Non vi è nulla di cupo e di tetro nella spiritualità di Silvano; trova pace e gioia.
Auguri a tutti....impegnandoci tutti a custodire il nostro rapporto con il Signore anche nella fatica e nello sforzo di discernere i pensieri che ci vengono incontro.
Buona giornata a tutti.
don Fabrizio.

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