Ma eccoci a noi...
Gli Atti , nella prima lettura di stamani ci dicono che :
"La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola..."
Che pagina stupenda della prima comunità cristiana, davvero affascina vedere che tutto.....fila liscio, si amano fortemente si da destare molta simpatia nel popolo...anzi mettono tutto in comune..!!..
Ma, posto che sia una icona a cui riferirci, come punto di riferimento e imitazione da parte di tutti noi e delle nostre comunità ed è ovviamente tutto vero, non possiamo neanche sentirci incasellati nè nel quadretto tipo 100 vetrine, nè deprimerci sul non sentirci mai a posto perchè non siamo così.....
La parrocchia , la comunità ideale non esiste, esistono persone che " generosi di cuore"(libro di Giosuè), scelgono di vivere fino in fondo una vita pienamente comunitaria, accettando l'altro per come è e non come si vorrebbe. Ho sentito tempo fa una frase che mi ha colpito e che mi ha "mosso" qualcosa dentro "Chi ama la comunità distrugge la comunità, chi ama i fratelli costruisce la comunità" e lì è scattato in me lo scegliere questo, di attualizzare ciò che gli Atti dicono.
Poi è arrivata.... dopo poco " una frase all'orecchio" che dice così : "La comunità è il luogo nel quale sono rivelati i limiti, le
paure e l'egoismo di una persona. Si
scopre la propria povertà e le proprie debolezze, l'incapacità ad intendersi
con alcuni, i propri blocchi, la propria affettività o sessualità disturbata, i
desideri che sembrano insaziabili, le frustrazioni e le gelosie, gli odi e la
voglia di distruggere. Finché si era
soli, si poteva credere di amare tutti quanti.
Adesso, stando sempre con altri, ci si rende conto di quanto si è incapaci
di amare, di quanto si rifiutino gli altri, di quanto si è chiusi su di sé. E se si è incapaci di amare, che resta di
buono? Non c'è più che disperazione,
angoscia e bisogno di distruggere.
Allora l'amore sembra un' illusione.
Si è condannati
all' isolamento interiore e alla morte. La vita comunitaria è la rivelazione penosa dei limiti,
delle debolezze, delle tenebre di ogni essere; è la rivelazione, spesso
inattesa, dei mostri nascosti. È difficile accettare questa rivelazione. Si cerca di allontanare rapidamente questi
mostri, o di nasconderli di nuovo, di illudersi che non esistano; oppure si
fuggono la vita comunitaria e le relazioni con gli altri; o ancora si pretende
che quei mostri siano i loro e non i nostri. I colpevoli sono gli altri, non
noi." e viene molte volte la tentazione di dire " Oioiii, BASTA..!!."
Si perchè è vero, vedere dall'esterno, come leggere gli Atti o vedere una comunità religiosa, fervente, affascina , ma per vedere questo bisogna sceglierlo !!!. Inutili le fantasie e gli ideali, i sogni (come coloro che pensano che sposandosi, il matrimonio risolva tutti i problemi.!...espressione infelice.!!.) , presto questi "sogni" si infrangono. Penso, credo che questo non ci debba spaventare, anzi , ci impegna di più per incarnare quella icona descritta negli Atti perchè quell'deale non è un utopia ma è veramente bello: Provare per credere !!
don Fa.
Martedi 13 aprile
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